QUEI (POCHI) ITALIANI CHE DICONO “TRUMP GO HOME”. Dal video di Salvini alla manifestazione di CPI, le dichiarazioni di Forza Italia e FdI. Ma la sinistra?

Nel 1990 e nel 2003 (I e II guerra del golfo) le manifestazioni pacifiste furono significative, con larga partecipazione popolare e autorevoli appoggi. A poco valsero in verità: la superpotenza americana agì anche allora con geometrica pre-potenza.

Oggi lo schema del 2003 si ripete: false accuse di attacchi chimici da parte del nemico di turno e squilli di tromba a cui seguono raid missilistici. La differenza in positivo è che forse oggi vi è un maggiore multipolarismo nell’informazione dal momento che l’anarchia di internet, sia pur tra mille approssimazioni e dilettantismi, crea un leggero contrappeso alle narrazioni di propaganda dei grandi media.
Qualcuno anche in televisione cerca timidamente di affermare i dati che contraddicono la versione diffusa dai terroristi anti-siriani e accreditata dall’Occidente: i soccorritori non hanno le tute che permetterebbero di sopravvivere al contatto con il letale gas Sarin, l’areale ristretto della scena smentisce l’ipotesi di un bombardamento con gas; a questo si aggiunge una riflessione sull’assurdità del gesto attribuito al presidente siriano proprio nel momento in cui il fronte terrorista è allo stremo e si aggiunge anche il ricordo che la volta scorsa furono proprio i terroristi a usare il gas contro la popolazione civile per “incastrare” a livello internazionale il legittimo governo siriano.

Di fronte a queste evidenze chi manifesta oggi contro l’arbitrio nella narrazione e nell’azione che viene espresso dalla superpotenza americana? Pochi, ma questi pochi meritano di essere apprezzati.

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini in un video ha espresso in maniera molto efficace i dubbi sulla veridicità del racconto ufficiale e ha aggiunto una dichiarazione in cui ha preso le distanze da Trump, che nei mesi scorsi tanti entusiasmi aveva suscitato negli ambienti “populisti” europei: “Forse per i problemi interni, forse mal consigliato dai guerrafondai che stanno ancora cercando le armi chimiche di Saddam Hussein, Trump in Siria fa la scelta più sbagliata e riapre una guerra contro il terrorismo islamico che era già stata vinta – prosegue Matteo Salvini – forse qualcuno a Washington vuole ripetere i disastri dell’Iraq, della Libia e delle primavere arabe con tutte le devastanti conseguenze per Italia e Europa?”
Va tuttavia rilevato che nella stessa Lega alcuni ambienti ultra-occidentalisti, in nome di un assurdo pregiudizio che accomuna tutti i mussulmani sotto una stessa etichetta, hanno espresso il proprio compiacimento per Trump che fa la voce dura e bombarda gli islamici…

Il partito dell’ex presidente del consiglio Berlusconi, che in passato aveva assunto posizioni interessanti e non conformiste in politica estera, oggi esprime una posizione meno netta sull’argomento. E tuttavia dobbiamo segnalare sul Giornale del Cavaliere una serie di interventi che smontano la “propaganda a base di crudeltà” che oggi cerca di alzare la forca per Assad e di ridare fiato alla presenza terrorista in Siria. Segnaliamo anche con piacere l’intervento pacato e ben articolato del deputato Romano contenuto nel video consultabile su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=lwyYCPcZ-gk.

Dubbi sulla propaganda e contrarietà per l’attacco missilistico degli americani è stato espresso dalla segretaria di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Lascia perplessi l’attacco missilistico Usa in Siria prima che sia stata fatta piena luce sull’uso di gas letali nella città di Idlib. In Siria, come in Iraq e nel resto del mondo, la priorità per difendere la sicurezza delle Nazioni europee deve essere quella di schiacciare l’Isis e i terroristi islamici…lo stesso Isis che ha fatto migliaia di morti innocenti, che ha sterminato le minoranze religiose, che ha commesso attentati in Europa, nella totale inerzia della comunità internazionale”.

In piazza sono scesi i militanti di CasaPound e del Fronte Europeo per la Siria. Lunedì un centinaio di appartenenti alle due organizzazioni hanno manifestato a Roma davanti all’ambasciata americana con i tricolori siriano e italiano e lo slogan “L’attacco Usa aiuta i terroristi: stop aggressioni alla Siria”.
“Vogliamo far sentire il nostro dissenso verso la scelta di ingerenza nella politica interna siriana da parte degli Usa – ha scandito al megafono Alberto Palladino, del Fronte Europeo per la Siria – Ricordiamo che il bombardamento ordinato pochi giorni fa dal presidente Trump, con il lancio di ben 60 missili Tomahawk, è nato sull’onda dell’attacco chimico denunciato dai terroristi, attacco che avrebbe ucciso dei bambini. Ebbene, la vendetta contro questo attacco ha ucciso quattro bambini, questa volta documentati”.

Nel momento culminante della manifestazione i giovani gridavano uno slogan “d’annata”, ma con una variazione adatta ai tempi: “Trump go home”, che sembra esprimere la disillusione nei confronti di un personaggio che nei mesi scorsi aveva suscitato la speranza di un nuovo corso americano in reazione al predominio delle oligarchie che da anni impongono la loro agenda interventista.

L’attacco alla Siria oggi si lega a una campagna mondiale tesa ad isolare e a provocare la Russia. Riguardo a questo tema ha dichiarato il leader di CPI Di Stefano: “Abbiamo espresso la nostra solidarietà alla Russia dopo la drammatica strage di Beslan e l’abbattimento dell’aereo russo in Egitto. Riguardo alla questione ucraina abbiamo assunto una posizione rispettosa del diritto di autodeterminazione dell’Ucraina e proprio per questo, per coerenza, riconosciamo l’esito del referendum in Crimea. Riteniamo che anche in vista di un’uscita dall’euro il rapporto dell’Italia con la Russia sia destinato a diventare sempre più strategico”.

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Di fronte all’enormità del potenziale aggressivo mostrato dalle oligarchie occidentali, quelle stesse che dopo aver perso le elezioni presidenziali nel novembre del 2016 hanno di fatto destituito Trump, i “buoni europei” comprendono che l’unica via per raggiungere un equilibrio internazionale è quella di stabilire una intesa continentale che vada da Lisbona a Vladivostok, così da poter garantire la pace e l’equilibrio che nelle aree martoriate del Mediterraneo e del Vicino Oriente.

Stupisce l’attuale estraneità delle forze della sinistra rispetto a questo discorso. Ma anche a non voler coinvolgere i politici dell’attuale sinistra in un coraggioso discorso geopolitico ci si chiede perché di fronte a palesi campagne di propaganda seguite a bombardamenti d’appoggio che avvantaggiano i terroristi di ISIS e Al-Keida la sinistra risulti assente. Sembra fare effetto quella sorta di “reindirizzo tematico” dell’area progressista in direzione degli argomenti coltivati nei salotti dell’alta borghesia liberal: matrimoni e adozioni gay, controllo ossessivo del linguaggio (politically correct e lotta alle presunte fake news), multiculturalismo – benché ormai fallito – e cancellazione delle identità storiche dei popoli europei. L’auspicio è che anche la sinistra, una nuova sinistra di popolo, torni a riflettere sulle atrocità di un terrorismo accarezzato dall’Occidente e sugli effetti dell’alleanza dell’establishment occidentale con le teocrazie assolutiste del Golfo.

Alfonso Piscitelli

Fonte: Fondazione Eurus