L’esercito siriano attraversa le sponde del fiume Eufrate

Un fiume che ha da sempre significato la vita per questi territori aspri e desertici, un corso d’acqua il cui nome riecheggia tra le cronache della storia già dagli albori della civiltà e che dunque, in tutto il mondo, simboleggia la nascita stessa di una delle prime forme organizzate di società: il riferimento è al fiume Eufrate che, assieme al Tigri, forma quella vasta pianura che già i greci antichi hanno non a caso chiamato ‘Mesos Potamos’ e quindi ‘terra in mezzo ai due fiumi’, la quale da secoli ospita alcune delle più antiche città della storia. Adesso l’Eufrate è diventato nuovo attore primo protagonista del conflitto siriano: le sue acque sono contese, i suoi ponti distrutti dai bombardamenti degli anni passati vengono adesso ricreati con strutture provvisorie volte a far attraversare le rive ai soldati e dare un senso ancora maggiore alla rincorsa per la totale e piena riconquista di Deir Ez Zour. La guerra all’ISIS, entrata oramai nel vivo e nella sua fase cruciale, passa dalle acque mai così ‘calde’ e vitali dell’Eufrate.

L’attraversamento dell’Eufrate a Deir Ez Zour da parte dell’esercito siriano

Le sponde del lungo fiume che, dai monti dell’Asia Centrale, confluisce nello ‘Shatt Al Arab’ (fiume degli arabi) 150 km prima di sfociare nel golfo Persico, hanno segnato negli ultimi anni del conflitto siriano una sorta di ideale confine di quelle che, durante la lotta all’ISIS, sono state le due principali sfere d’influenza: al di là dell’Eufrate infatti, gli USA e la coalizione anti califfato ad essi collegati, hanno potuto effettuare i raid ed aiutare sul campo i curdi e le formazioni dell’SDF, le quali comprendono anche alleati locali arabi od ex membri dell’ex FSA. In poche parole, i raid effettuati dagli americani nella parte orientale del paese sono stati ‘tollerati’ oppure anche segretamente concordati (in tal senso, non esistono prove o documenti che possano accertare quale delle due ipotesi sia maggiormente veritiera) dai russi; il limite oltre il quale, in teoria ma non sempre nella pratica come accaduto nel settembre 2016 nella base militare di Deir Ez Zour, non si doveva andare era proprio quello dell’Eufrate.

Conviene adesso, per l’appunto, parlare al passato: le novità emerse nell’ultimo mese sul campo di battaglia siriano sembrano stravolgere equilibri e contesti consolidati nel corso degli ultimi anni; l’avanzata dell’esercito siriano verso la sacca assediata di Deir Ez Zour ed il successivo stop impresso a tale assedio, hanno come scoperchiato un vaso di Pandora dentro il quale erano incastonati e rinchiusi ambizioni e mire da parte sia degli attori sul campo che, in parte, anche delle potenze internazionali a sostegno dei relativi fronti. In particolare, a fare gola sono i campi petroliferi posti nella parte più orientale del governatorato di Deir Ez Zour, ma non solo: lungo questa parte del deserto scorre la linea tracciata nel 1916 dagli accordi di Sykes – Picot e dunque è qui che insiste il confine tra Siria ed Iraq. L’interesse a mantenere al di qua delle rive dell’Eufrate la sovranità del governo di Damasco e l’influenza russa, a califfato caduto, è sempre stata data soprattutto dalla preoccupazione della creazione dell’asse sciita.

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Dare continuità territoriale ad una linea che da Beirut va a Teheran passando per Baghdad, vorrebbe significare per gli USA e soprattutto per i suoi alleati regionali accettare il notevole aumento di influenza nella regione dell’Iran;ma con l’esercito siriano che si consolida sempre più nella provincia di Deir Ez Zour e che, legittimamente, reclama il diritto di liberare dall’ISIS anche la restante parte del territorio ancora occupato dal califfato, l’idea di creare due distinte zone d’influenza in Siria appare scemare e decadere. Damasco non vuole lasciare terreno libero all’SDF, considera sotto la propria sovranità anche le regioni ad est dell’Eufrate e soprattutto non ha intenzione di farsi ‘soffiare’ i campi petroliferi da cui in tempo di pace si estraeva gran parte del petrolio siriano; è per questo motivo che, con l’aiuto sia di bombardamenti russi ma anche di forze speciali di Mosca, l’esercito fedele al presidente Assad è riuscito ad attraversare l’Eufrate e ad approdare dopo cinque anni ad est delle sue rive.

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Un video nei giorni scorsi ha immortalato il momento: nelle immagini, diffuse dalla tv Russia24, si notano gli stessi mezzi anfibi visti circolare verso Deir Ez Zour dopo la caduta dell’assedio che riescono a raggiungere la sponda orientale del fiume; mezzi militari, rifornimenti e pickup sono stati uno ad uno lentamente trasportati da una parte all’altra dell’Eufrate e questo grazie, di fatto, ad alcune operazioni svolte congiuntamente da russi e siriani che hanno contribuito qualche ora prima a far allontanare l’ISIS dall’area. Oltrepassare il confine naturale dell’Eufrate, ha voluto significare l’inizio di una nuova fase del conflitto a Deir Ez Zour e la fine del ventilato progetto di divisione in due macro aree di influenza della Siria; la rincorsa al confine iracheno ed ai preziosi pozzi petroliferi posti nella parte più orientale del paese sembra quindi essere entrata nel vivo: è una fase delicata, in cui SDF ed esercito regolare avvicinano pericolosamente i propri avamposti con il rischio di contatti diretti in aumento giorno dopo giorno.

Diplomazia a lavoro alla ricerca di nuovi equilibri

Le battaglie attorno l’Eufrate stanno proseguendo anche in queste ore: mezzi corazzati continuano ad essere inviati da Damasco verso Deir Ez Zour e, da lì, vengono poi indirizzati al di là del fiume per consolidare i primi progressi territoriali effettuati dai governativi; alcuni report parlano di un esercito siriano avanzato già di 20 km rispetto alle sponde dell’Eufrate conquistate pochi giorni fa, anche se in tal senso non arrivano dirette conferme da Mosca o dal Ministero della Difesa siriano, è accertata solamente la circostanza che vede i siriani combattere con l’ISIS nel tentativo di sbarrare la strada verso i campi petroliferi all’SDF. Ma oltre le armi, al fine probabilmente di evitare conseguenze e scontri più importanti, a parlare in questo momento è anche la diplomazia; in un lancio dello scorso 18 settembre, l’agenzia Reuters ha riferito di colloqui in corso tra funzionari russi e statunitensi per cercare un’altra linea di demarcazione dopo che le rive dell’Eufrate, con l’attraversamento dell’esercito siriano, non svolgono più tale funzione.

Sul tavolo ci starebbero diverse ipotesi e si starebbe cercando anche il modo per evitare attriti e tensioni tra governativi ed SDF; nella nota sopra citata della Reuters, si fa riferimento anche ad alcune dichiarazioni di Ahmed Abu Khawla, uno dei comandanti arabi dell’SDF, secondo cui i suoi combattenti non vedono di buon occhio la presenza degli uomini di Assad oltre l’Eufrate ma che, al tempo stesso, il confronto diretto tra le due forze in campo anti ISIS sorgerebbe solo nel caso di attacco governativo: “I miei uomini sono pronti ad andare in guerra anche contro di loro (i soldati siriani, ndr), se ci sono scontri li ricacciamo indietro”. Tensioni ed avvertimenti, combattimenti e colloqui diplomatici: attorno le acque dell’Eufrate si sta sviluppando uno dei capitoli più delicati della guerra in Siria; l’ISIS sta oramai lasciando il passo, ma la rincorsa alle materie prime ed ai confini con l’Iraq sembra non poter allontanare al momento la guerra dalle sabbie bagnate dal fiume di questa parte del deserto siriano ed il paese, dopo sette anni, aspetta ancora di sapere quale sarà il proprio destino.

L’articolo L’esercito siriano attraversa
le sponde del fiume Eufrate
 proviene da Gli occhi della guerra.